I sette principi tattici dell’Inter

17 03 2009

In qualsiasi parte del mondo, molti appassionati passano il weekend sportivo davanti la tv o allo stadio ad osservare lo spettacolo più bello del mondo: il calcio.
Gli inglesi hanno un bel vedere con almeno 4 squadre a far luccicare gli occhi ai propri tifosi con un calcio che ad oggi è forse il più spettaccolare d’europa. Il Manchester UTD solido e organizzato, il Liverpool garanzia di azioni fulminee imprevedibili, il Chelsea dinamico e veloce, l’Arsenal con la sfrontatezza e anche inesperienza dei giovani. Gli spagnoli d’altro canto possono vantarsi di avere un campionato pieno di sorprese ma sopratutto di gol: in spagna le partite con poche reti sono una rarità. Barcellona e Real Madrid non sono ormai le uniche squadre a dettare legge: Villareal, Siviglia, Atletico Madrid e Valencia regalano gol e spettacolo in un calcio, quello spagnolo, sempre votato all’attacco.
L’altra nazione che spadroneggia in campo europeo è l’Italia (nelle ultime 20 edizioni della champions league, 13 volte i campioni vengono da Italia, Spagna e Inghilterra).

Nel nostro paese più che nelle altre nazioni citate, il calcio ha sempre avuto un aspetto più rivolto ai risultati e al profitto più che allo spettacolo e di gioco. Nel 1987 ci fu il primo (e forse ultimo) tentativo (riuscito) di cambiamento della mentalità calcistica italiana: Arrigo Sacchi e il suo Milan, che per anni hanno conquistato l’Italia, l’europa e il mondo. Quel Milan faceva del calcio d’attacco il suo punto di forza, ma non l’unico: introdusse nel bel paese il concetto di zona, lo sfruttamento della regola del fuorigioco e mise al centro del gioco della squadra il gruppo piuttosto che i singoli. Queste innovazioni furono seguite negli anni anche da altre squadre, legate storicamente e tatticamente con la cultura (sparagnina) marcatura a zona e contropiede, come Juventus e Inter, senza comunque avere risultati. L’unica società con un ‘impronta europea, costruita sullo spettacolo sembra essere il Milan e i risultati del calcio di oggi ne danno una conferma.

Ma nell’estate 2008 un allenatore portoghese, Josè Mourinho, definito come santone del calcio, approda sulla panchina dell’altra squadra di Milano, l’Inter, presentandosi come seguace del calcio-spettacolo proponendosi come unico allenatore in grado di cambiare la mentalità calcistica italiana e di riportare i nerazzurri in cima all’europa (l’ultima volta fu nel 1965). Dopo un periodo di adattamento, concedibile a tutti gli stranieri che per la prima volta si cimentano con il calcio italiano, si intravedono i primi risultati calcistici e tattici dell’allenatore portoghese. Analizziamo i principi fondanti delle sue idee “innovative”.

Il primo principio tattico su cui si basa la squadra nerazzurra è quella del lancio lungo dalla difesa a pescare il giocatore più avanzato che tra gomiti (anche colpi di Naso..), testate e mosse di karate, tuffi e simulazioni di falli da dietro si destreggia per proteggere il pallone o per procurarsi una preziosa punizione dal limite.

Il secondo principio è quello dell’attacco sulla fascia destra, dove l’unico giocatore in grado di correre e dribblare percorre abilmente tutta la fascia in azione personale seminando avversari e procurandosi punizioni, falli laterali o corner.

Il terzo principio è quello della difesa totale. Esempio più esplicito di questo principio non può non essere la partita del derby di ritorno contro il Milan, chiusa con un moderno ed all’avanguardia 6-3-1, con la difesa a 6 (sei) a 5 in linea più il libero in stile anni 60.

Quarto principio è il far valere il fisico in qualsiasi situazione di gioco, a discapito del palleggio e dell’armonia della manovra. Colpi di testa, spallate, mosse di karate, gomiti alti sono le qualità indispensabili per l’applicazione di questo quarto principio.

Quinto principio è il tiro da fuori: non appena la squadra si trova a 30 metri dalla porta avversaria è lecito tirare in porta, tanto prima o poi il portiere cade in errore.

Sesto principio: non rispettare gli avversari, simulare il più possibile, aiutarsi con le mani quando la situazione si fa difficile. Al giovane Balotelli, ancora inesperto, durante la stagione è stato chiesto più volte di buttarsi al minimo contatto (Inter-Fiorentina) e di non rispettare minimamente avversari e tifosi (Inter-Roma).

Settimo principio è la battaglia mediatica e di nervi che prima della partita verrà architettata ad hoc per far innervosire gli avversari.

Come è possibile vedere, le idee tattiche del santone portoghese sono modernissime e all’avanguardia, mai nessuno è stato in grado di applicarle nel mondo del calcio. Tutti noi italiani, tifosi o semplici appassionati dobbiamo dire grazie a questo “Dio” del calcio sceso in terra per aver cambiato in questo modo la mentalità del nostro calcio. In fondo è anche grazie a lui che il nostro calcio è sinonimo di qualità e spettacolo in tutto il mondo (!?) ed è anche grazie a lui che non c’è nessuna squadra a rappresentarci in Champions League….

Grazie di cuore Mou, avevamo proprio bisogno di te e delle tue tattiche innovative…





Le cavalcate “vincenti” in Champions League dell’Inter

15 03 2009

Ripercorriamo attraverso questo video le cavalcate vincenti dal 2000 ad oggi dell’Internazionale Football Club di Milano nella competizione più ambita d’europa: la Champions League. Fa da background sonoro l’inno dell’Inter con voce e testi miei e di mio fratello Daniele! (scusate per le frequenti stonature).
Putroppo il video non è aggiornato con l’ultima impresa dei nerazzurri a Manchester. Provvederò presto all’aggiornamento!
Inutile dire che questo video è dedicato principalmente a tutti gli anti-interisti sparsi per l’Italia e a quegli interisti sportivi che accettano di buon grado gli sfottò altrui (un plauso a loro)!