Terremoto dell’Aquila: fatalità o tragedia annunciata? (prima parte)

6 04 2009

Mentre si susseguono le varie trasmissioni televisive sulla tragedia dell’Aquila, molti si pongono molti interrogativi di natura scientifica sulla previsione o no dei terremoti: il terremoto aquilano si poteva in qualche modo prevedere? E in quale misura era possibile prevederlo? La scienza e le tecnologie di oggi sono sufficienti a prevedere in generale i terremoti?
Preciso subito che qui si parla di previsioni approssimative dell’evento sismico e non di previsioni certe, poichè mi è evidente che gli scenziati di oggi siano concordi al 99% sul fatto che in questo campo non possono esserci certezze di previsione, tanto è complesso lo studio dei sistemi sismici con la sua moltitudine di variabili. Ma sullo studio approssimativo in termini di tempo, spazio e di gravità del terremoto si possono distinguere due scuole di pensiero: c’è chi dice che assolutamente non è possibile fare nemmeno delle approssimazioni, c’è chi sostiene invece che possono esserci diversi metodi per cercare di ottenere dati importanti sulla previsione di un sisma.
Tra chi asserisce un’approssimazione risulta essere possibile c’è la Dr.ssa Daniela Pantosti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che alla domanda se sono possibili previsioni spiega: “La risposta non può essere un “no” deciso. Numerosi sono i precursori sismici, ossia  quelle anomalie di alcuni parametri geofisici, osservate prima di alcuni terremoti.  Un esempio di anomalia  potrebbe essere una quiescenza sismica ovvero l’assenza di terremoti per un determinato periodo di tempo in un’ area considerata sismica. Studi per l’identificazione di precursori sismici sono condotti anche in Italia, grazie alla collaborazione con esperti di altri paesi dove questo tipo di metodologia è già collaudata. Si tratta comunque di previsioni approssimative che non possono essere utilizzate per dare un allarme alla popolazione. Altri esempi di precursori sismici sono la variazione inconsueta della velocità delle onde sismiche, variazioni nel contenuto di gas radon nelle acque di pozzi profondi, mutamenti nel livello delle acque di fiumi e di laghi, movimenti crostali”.
Un’aiuto alle previsioni sismiche può venire certamente dalla statistica. Alvaro Corral, fisico dell’Universitat Autònoma di Barcellona, ha scoperto che gli intervalli di tempo fra due scosse successive sono caratterizzati da una proprietà (autosimilarità a scale differenti) identica a quella della struttura spaziale dei sistemi fisici quando cambiano fase nei punti critici. Lo studio, pubblicato nel 2005 sulla rivista “Physical Review Letters” dimostra che l’intervallo fra due terremoti successivi dipende dal tempo trascorso fra i terremoti precedenti.
Ma voglio rivolgere l’attenzione ad un persona che ben prima della tragedia dell’Aquila aveva previsto e informato del sisma imminente ma che paradossalmente è stato denunciato per allarmismo. Il suo nome è Giampaolo Giuliani, ricercatore ai laboratori del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Continua seconda parte…








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